Il giuramento di Catilina

Paolo Pagani
Appartenenza oggetto
Proprio
Categoria
Dipinto
Nazione, Regione, Provincia
Italia, Liguria, GE
Città
Genova
Luogo di conservazione
Galleria Nazionale della Liguria
Luogo di collocazione
Gallerie Nazionali di Palazzo Spinola
Collezione
GNL
Inventario
34/1982
Materia e tecnica
Olio su tela
Autore
Paolo Pagani (Valsolda [Como], 1665 - Milano, 1716)
Datazione
1675 circa
Dimensioni
cm 198 x 213

Descrizione breve

Il dipinto è la prima opera nota di Paolo Pagani, pittore originario della provincia di Como, realizzata attorno al 1675, quando l’artista si trasferì a Venezia. Piuttosto controversa è stata l’interpretazione del soggetto, estremamente cruento, che rappresenta un uomo legato, con il ventre aperto ma ancora vivo, circondato da un gruppo di uomini, alcuni intenti a eviscerarlo, altri che si stringono le destre e innalzano coppe dorate da cui gocciola copioso del sangue. Identificata come un Martirio di sant’Erasmo, la sanguinosa vicenda è stata invece correttamente ricondotta all’episodio della storia antica, legato alla congiura di Catilina ai danni della repubblica romana. A suggellare il loro sciagurato patto, i seguaci del generale e senatore Catilina giurarono sulle viscere di un giovane sacrificato, bevendone il sangue. La vicenda è talmente truculenta da essere considerata un’invenzione diffusa dall’oligarchia senatoria, che Catilina voleva rovesciare, ma divenne, tra Cinque e Seicento, un soggetto richiesto, specialmente in repubbliche come Genova e Venezia, dove i traditori della patria, come Gianluigi Fieschi a Genova e Baiamonte Tiepolo a Venezia, erano comparati proprio a Catilina.

L’opera appartenne al senatore veneziano Sebastiano Molin ed era esposta di fronte ad un altro dipinto, perduto, di Pagani, raffigurante il Sacrificio di Muzio Scevola a evidenziare, forse, il contrasto tra il crudele sacrificio di una vittima innocente per sancire un alleanza contro Roma e quello virtuoso di Muzio Scevola, che immolò sul fuoco la sua mano destra per punirla di aver ucciso per errore uno scrivano invece del re etrusco Porsenna, in procinto di invadere la capitale.

Rimasta nel palazzo veneziano fino all’inizio degli anni cinquanta, la tela finì sul mercato antiquario torinese per essere acquisita dallo Stato nel 1982, quando fece ingresso nelle collezioni della Galleria Nazionale della Liguria con l’attribuzione a Giovanni Battista Langetti - come ancora indicato sulla cornice -, artista a cui Paolo Pagani sicuramente guardò quando, appena ventenne, esordì a Venezia.

Bibliografia

G. Zanelli, in Galleria Nazionale della Liguria, a cura di F. Simonetti, G. Zanelli, Genova 2002, pp. 74-75 cat. 24, con bibliografia precedente; L. Stagno, Una nuova interpretazione per la tela di Paolo Pagani nella Galleria Nazionale della Liguria, in “Superba ognor di belle Imprese andrai”. Scritti per Farida Simonetti, a cura di A. Guerrini, G. Zanelli, Genova 2020, pp. 158-167.