Ratto delle Sabine

Luca Giordano
Appartenenza oggetto
Proprio
Categoria
Dipinto
Nazione, Regione, Provincia
Italia, Liguria, GE
Città
Genova
Luogo di conservazione
Galleria Nazionale della Liguria
Luogo di collocazione
Gallerie Nazionali di Palazzo Spinola
Collezione
GNL
Inventario
74/2010
Materia e tecnica
Olio su tela
Autore
Luca Giordano (Napoli 1634 - 1705)

Descrizione breve

Il dipinto è stato acquistato nel 2010 dallo Stato italiano da una collezione privata genovese e destinato alla Galleria Nazionale della Liguria a Palazzo Spinola. Anticamente faceva parte della celebre quadreria di Costantino Balbi (1676-1740) ed era collocata in origine nella sua dimora in Strada Balbi.

Trai più raffinati collezionisti della Superba, il nobile genovese possedeva diversi dipinti di Luca Giordano, inclusa l’Allegoria della Pace, giunta anche questa nel 1824 nel palazzo di Pellicceria attraverso Violantina Balbi (1785-1846), sposa di Giacomo Spinola (1780-1858). Il Ratto delle Sabine, invece, fu ereditato negli stessi anni dalla sorella di Violantina, Tommasina Balbi Adorno, e conservato nel palazzo di via Garibaldi fino agli anni quaranta del Novecento.

Il soggetto del dipinto è desunto da un brano tratto dagli scritti sulla fondazione di Roma dello storico latino Tito Livio. La scena presenta l’episodio centrale di uno dei miti più conosciuti della storia della capitale: vi è infatti raffigurato il concitato momento del rapimento delle donne dei Sabini da parte dei romani durante i giochi in onore del dio della terra e della fertilità Conso. Lo stesso Romolo organizzò l’inaspettato rapimento con il fine di popolare la città appena fondata e abitata fino a quel momento principalmente da soldati.

L’artista napoletano, che firmò la tela in basso a sinistra (“jordanus f[ecit]”), fu capace di rendere la concitazione e il dramma della scena anche grazie ad una visione piuttosto ravvicinata. I personaggi, raffigurati in pose quasi teatrali, si stagliano su un paesaggio aperto ma che appare solo in secondo piano, in modo da concentrare l’attenzione sul drammatico evento che si sta svolgendo.

Nel corso della prima metà dell’Ottocento il rigore morale e religioso dell’epoca portò i proprietari della grande tela a richiedere la censura delle figure femminili, le cui nudità vennero coperte da ridipinture rimosse in occasione dell’ultimo restauro.

Testo di Luca Fossati